Il rapporto tra Luca Signorelli e Michelangelo Buonarroti è uno dei capitoli più affascinanti e discussi della storia dell’arte italiana. Due giganti del Rinascimento, separati da una generazione, legati da un filo invisibile che va dalla Cappella di San Brizio a Orvieto alla Cappella Sistina in Vaticano.
Giorgio Vasari, nelle sue celebri “Vite”, fu il primo a intuire e a raccontare questo legame-. Scrisse che Signorelli “mostrò la via” a Michelangelo, anticipando le innovazioni che avrebbero reso celebre il Giudizio Universale della Sistina-. Una tesi che gli studiosi moderni hanno ampiamente confermato, riconoscendo in Signorelli un precursore e un ispiratore del genio di Caprese-.
In questo articolo, esploreremo il rapporto tra i due artisti, analizzando le influenze, le somiglianze e le differenze tra i loro capolavori, e cercando di comprendere perché Michelangelo, pur essendo un artista di genio assoluto, guardò con ammirazione e rispetto alle opere del maestro cortonese.
Il contesto: due artisti a confronto
Luca Signorelli nacque a Cortona intorno al 1445-, Michelangelo a Caprese nel 1475. Trent’anni di differenza, che collocano Signorelli nella generazione dei maestri del Quattrocento (Piero della Francesca, Botticelli, Perugino) e Michelangelo in quella del Cinquecento (insieme a Leonardo e Raffaello).
Quando Signorelli realizzò il suo capolavoro a Orvieto, tra il 1499 e il 1504-, Michelangelo era un giovane artista di grande talento ma non ancora il “divino” che sarebbe diventato. Aveva già realizzato la Pietà vaticana e il David, ma il Giudizio Universale della Sistina era ancora lontano (sarebbe stato dipinto tra il 1536 e il 1541).
Michelangelo ebbe modo di vedere gli affreschi di Orvieto durante uno dei suoi viaggi, e ne rimase profondamente colpito-. Le figure possenti e muscolose, i corpi in torsione, il dramma delle scene apocalittiche — tutti elementi che caratterizzano il capolavoro michelangiolesco — trovano un precedente diretto nelle opere di Signorelli.
Le somiglianze tra i due Giudizi Universali
Chi confronta il Giudizio Universale di Signorelli a Orvieto con quello di Michelangelo nella Cappella Sistina non può non notare le evidenti somiglianze.
La monumentalità delle figure
Entrambi gli artisti rappresentano le figure con una monumentalità che le rende quasi scultoree. I corpi sono possenti, muscolosi, con una plasticità che sembra anticipare la scultura. In Signorelli, questa caratteristica deriva dallo studio dell’anatomia e dall’influenza di Antonio del Pollaiolo-. In Michelangelo, è un tratto distintivo che diventa il marchio di fabbrica del suo stile.
I corpi in torsione
Un’altra somiglianza è la rappresentazione dei corpi in pose di torsione, di movimento, di tensione. Le figure di Signorelli e di Michelangelo sono colte in momenti di estrema dinamicità, con i muscoli tesi e i corpi che si contorcono in pose spesso acrobatiche. Questa “terribilità” — come la definiva Vasari — è un tratto che accomuna i due artisti.
La drammaticità delle scene
Sia Signorelli che Michelangelo rappresentano il Giudizio Universale come un evento drammatico, violento, sconvolgente. I dannati sono trascinati all’inferno da demoni mostruosi, i beati sono rapiti in estasi, i corpi risorgono dalle tombe in un tripudio di muscoli e di carne. La tensione drammatica è palpabile in entrambi i cicli.
La padronanza dell’anatomia
Signorelli dimostra una straordinaria conoscenza dell’anatomia umana, con rappresentazioni precise e dettagliate dei muscoli e delle ossa-. Questa padronanza, che derivava dallo studio dei cadaveri-, fu una delle principali fonti di ispirazione per Michelangelo, che portò questa ricerca anatomica a livelli ancora più alti-.
Le differenze tra i due artisti
Nonostante le somiglianze, esistono differenze significative tra i due artisti.
La concezione dello spazio
Signorelli, erede di Piero della Francesca, concepisce lo spazio in modo geometrico e prospettico-. Le sue composizioni sono costruite con una rigorosa architettura matematica, in cui ogni figura occupa il suo posto in una struttura razionale.
Michelangelo, invece, dissolve la prospettiva tradizionale in favore di uno spazio più fluido e dinamico, in cui le figure sembrano galleggiare in un vuoto senza confini. Lo spazio michelangiolesco è più moderno, più “barocco” prima del Barocco.
Il colore
Signorelli utilizza il colore in funzione dell’esaltazione della forma plastica, con tonalità che ispessiscono i volumi e definiscono i contorni-. Il colore, in Signorelli, è spesso subordinato al disegno-.
Michelangelo, pur essendo anche lui un artista del disegno, utilizza il colore in modo più audace e sperimentale, con tonalità che a volte sfidano le convenzioni del suo tempo.
La concezione del sacro
Signorelli rappresenta il sacro con una solennità che deriva dalla tradizione toscana, ma con una tensione drammatica che anticipa le innovazioni del Cinquecento.
Michelangelo, invece, rappresenta il sacro con una potenza e una grandezza che a volte rasentano l’eroico e il titanico. Le sue figure sono giganti, eroi, quasi divinità pagane trasfigurate in chiave cristiana.
La testimonianza di Vasari
Giorgio Vasari, nelle sue “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”, fu il primo a sottolineare il legame tra Signorelli e Michelangelo-. Scrisse che Signorelli “mostrò la via” a Michelangelo, anticipando le innovazioni che avrebbero reso celebre il Giudizio Universale della Sistina-.
Vasari, che era un artista e un conoscitore profondo dell’arte del suo tempo, riconobbe in Signorelli un precursore e un ispiratore del genio di Caprese. La sua testimonianza è preziosa perché ci permette di comprendere come i contemporanei percepivano il rapporto tra i due artisti.
Il giudizio della critica moderna
La critica moderna ha ampiamente confermato la tesi di Vasari. Oggi, Signorelli è riconosciuto come uno dei principali precursori di Michelangelo-, un artista che ha saputo anticipare le innovazioni del Cinquecento pur rimanendo ancorato alla tradizione del Quattrocento.
Come scrive Il Messaggero, il professor Natali ha approfondito “la tesi esposta da Giorgio Vasari nelle sue Vite, secondo cui Signorelli sarebbe stato il precursore e l’ispiratore di un altro grande pittore rinascimentale: Michelangelo”-.
Anche Sky Arte sottolinea come Signorelli abbia fornito un “contributo seminale” che sarebbe stato “poi pienamente sviluppato dai geni della generazione successiva. Michelangelo e Raffaello stessi”-.
Domande frequenti
Signorelli ha influenzato Michelangelo?
Sì, secondo Giorgio Vasari e la critica moderna, Signorelli fu un precursore e un ispiratore di Michelangelo.
Quali elementi di Signorelli si ritrovano in Michelangelo?
La monumentalità delle figure, la rappresentazione dei corpi in torsione, la drammaticità delle scene e la padronanza dell’anatomia.
Michelangelo vide le opere di Signorelli?
Sì, Michelangelo ebbe modo di vedere gli affreschi di Orvieto e ne rimase profondamente colpito.
Qual è il rapporto tra il Giudizio Universale di Signorelli e quello di Michelangelo?
Il Giudizio Universale di Signorelli a Orvieto anticipa di decenni quello di Michelangelo nella Cappella Sistina, sia nella concezione generale che in molti dettagli compositivi.
Conclusione
Il rapporto tra Luca Signorelli e Michelangelo è uno degli esempi più affascinanti di continuità e innovazione nella storia dell’arte italiana. Signorelli, con il suo Giudizio Universale di Orvieto, aprì la strada alle innovazioni che Michelangelo avrebbe portato a compimento nella Cappella Sistina.
Non si tratta di una semplice influenza, ma di un vero e proprio dialogo tra due geni, separati da una generazione ma accomunati da una visione dell’arte come espressione della potenza e della grandezza dell’uomo. Signorelli “mostrò la via”-, Michelangelo la percorse fino in fondo, trasformando l’eredità del maestro cortonese in un capolavoro che ha segnato per sempre la storia dell’arte occidentale.
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